17-02-2017

Cocaina, l’alterazione cerebrale alla base del rischio di ricaduta

Cocaina, l’alterazione cerebrale alla base del rischio di ricaduta Il consumo abituale di cocaina determina una alterazione cerebrale che fa prevalere la parte istintiva del cervello su quella razionale: modificazione fisiologica che spiega perché una persona che consuma cocaina, anche dopo un periodo relativamente lungo di astinenza, resta soggetta a un elevato rischio di ricaduta. Lo rivela uno studio (Berlingeri et al., 2017) condotto dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca e dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, in collaborazione con l’Ospedale Niguarda Ca’ Granda e il Sert 1 di Milano, e pubblicato sulla rivista Behavioural Brain Research.
Per corroborare la suddetta ipotesi, i ricercatori hanno misurato il livello di organizzazione funzionale delle reti cerebrali in stato di riposo di 18 ex consumatori abituali di cocaina, in astinenza da cinque mesi. Il confronto fra il campione e 19 persone che non avevano alle spalle una storia di tossicodipendenza ha rivelato una riduzione della connettività funzionale fra il nucleo accumbens, una regione profonda del cervello importante per la motivazione , e la corteccia dorsale prefrontale, implicata nel controllo cognitivo del comportamento. Il nucleo accumbens ha invece mostrato una maggiore connettività con la regione orbitale del lobo frontale, struttura che codifica il valore edonico delle ricompense. Negli otto pazienti che sono ricaduti nel consumo di cocaina tre mesi dopo le rilevazioni, l’alterazione si è presentata ancora più evidente. Tali misurazioni sono state effettuate mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging) e test psicologici basati su scale di valutazione dell’impulsività.
“I pazienti in cui il meccanismo individuato era più forte sono ricaduti e questo evidenzia una distinzione fra due gruppi e due momenti diversi. Le implicazioni pratiche future, dopo studi ripetuti sulla base di un campione formato da centinaia di pazienti, potrebbero evidenziare predittori del rischio di ricadute, per individuare quali pazienti seguire con più attenzione e quali siano i momenti di maggiore vulnerabilità”, ha osservato Eraldo Paulesu, professore di Psicologia Fisiologica all’Università di Milano-Bicocca, uno degli autori del contributo.
 
Fonti:
Berlingeri M., Losasso D., Girolo A., Cozzolino E., Masullo T., Scotto M., Sberna M., Bottini G., Paulesu E. (2017), “Resting state brain connectivity patterns before eventual relapse into cocaine abuse”,  Behavioural Brain Research. DOI: 10.1016/j.bbr.2017.01.002.
http://www.unimib.it