24-04-2018

Farmaci oppioidi, dalla “epidemia” americana alla situazione in Italia

Farmaci oppioidi, dalla “epidemia” americana alla situazione in Italia Negli Stati Uniti, come già documentato, è in atto una epidemia per abuso e overdose di farmaci oppioidi prescritti. Da un punto di vista clinico, raramente l’uso degli oppioidi interferisce in modo negativo con la gestione dei pazienti oncologici, ma l’uso degli oppioidi nel dolore cronico non oncologico è tuttora oggetto di controversie. Il tema è stato in discussione nell’ambito del XVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Tossicologia, tenutosi a Bologna (10-13 aprile) e seguito da Sanità 24, che ha raccolto il parere di Guido Mannaioni, Società Italiana di Tossicologia, Società italiana di Farmacologia e Università di Firenze, secondo il quale: “Quando la prescrizione di oppioidi è rivolta al trattamento del dolore cronico non-oncologico e/o di tipo neuropatico esistono anche evidenze di scarsa efficacia e di insorgenza di serie complicanze. Le conseguenze più rilevanti del trattamento a lungo termine con oppioidi sono lo sviluppo di tolleranza, dipendenza fisica e il potenziale rischio di incorrere in un disordine da uso di sostanze oppioidi (substance use disorder o SUD)”.
Un problema centrale da chiarire per comprendere ciò che sta accedendo negli Stati Uniti, prosegue Mannaioni, è quanto l’abuso, il misuso e la diversione riguardino il paziente con dolore cronico appropriatamente diagnosticato e non chi ha sfruttato la facile dispensazione di oppioidi a scopo ricreazionale. In un recente report redatto dalle National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, si sottolinea  l’importanza di assumere un atteggiamento equilibrato per contrastare l’uso non-medico degli oppioidi da prescrizione, poiché le morti da overdose di oppioidi da prescrizione sono in costante aumento negli Stati Uniti così come risulta un concomitante aumento di abuso di eroina.
Benché l’utilizzo di analgesici oppiacei in Italia sia di gran lunga inferiore, grande attenzione deve essere posta nell’evitare il rischio di abuso, pur garantendo a tutti i pazienti con dolore il diritto all’accesso alle cure come previsto dalla legge 38/2010, continua Mannaioni, facendo riferimento al position paper recentemente pubblicato dalla Società Italiana di Farmacologia: una iniziativa che si auspica possa aprire al coinvolgimento di altre importanti società scientifiche nazionali per adottare una linea comune per prevenire l’ampliarsi del fenomeno anche in Italia.